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Le grandi invenzioni italiane che faticano a diventare realtà

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view post Posted on 12/4/2010, 11:40           Quote
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Le grandi invenzioni italiane che
faticano a diventare realtà


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La cronica mancanza di fondi
per la ricerca. La miopia delle aziende.
Così molti brevetti restano fermi
o finiscono all'estero.
Ma adesso, per paradosso,
la crisi potrebbe cambiare le cose



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BATTERIA AL MAGNESIO
Da dieci anni senza produttori. Ideata nel 1999
dall'Università di Padova, è più efficace ed economica
di quella al litio, ma per realizzarne i prototipi commerciali
servono due milioni di euro... :cry:

Nel 1999 due chimici dell'Università di Padova, Vito di Noto e Maurizio Fami, inventarono una batteria al magnesio, capace di immagazzinare il doppio di elettricità di una al litio usando un materiale più sicuro ed economico.
Andrea Berti, direttore dell'ufficio trasferimento tecnologico dell'ateneo, spiega:
«La batteria funziona in modo eccellente, ma non siamo mai riusciti a trovare i due milioni di euro pei' realizzare prototipi commerciali».

Cosi adesso il brevetto verrà venduto. e magari, fra qualche anno, compreremo dall'estero le nuove batterie.

Non è l'unico caso: anche gli economici sensori di movimento del corpo inventati dall'ingegner Giinanni Saggio dell'Iiiiversità Tor Vergata, utilizzabili in campi che vanno dalla riabilitazione ai videogame, non hanno mai trovato sponsor.

Altre innovazioni italiane, almeno, sono state apprezzate all'estero.

Come il super resistente «cemento alla glicerina» creato da Michele Rossi, dell'Università di Milano, con scarti della produzione del biodiesel (l'ha preso la multinazionale USA Grace) o i teli biodegradabili per agricoltura, a base di bucce di pomodoro, inventati da Mario Malinconico, dell'Ispa-Cnr di Pozzuoli, che verranno prodotti in Cina.



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TELI BIODEGRADIBILI
Creati dal Cnr di Pozzuoli, utilizzando le bucce dei pomodori,
hanno riscosso successo in oriente
(sono stati infatti vendutti in Cina)
ma non da noi...




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Diana Bracco &
Emma Marcegaglia

I vertici di Confindustria

Il fatto è che lino a pochi anni fa la ricerca italiana aveva contatti scarsi e poco proficui con il mondo industriale e anche per questo il nostro Paese oggi non è più leader in alcun settore di punta.



Le cause del distacco sono molteplici, ma forse la principale è che i due mondi non avevano bisogno l'uno dell'altro: un'industria per lo più frammentata in piccole imprese a bassa tecnologia non aveva né mezzi né interesse per la ricerca scientifica, e quest'ultima, finanziata (scarsamente) da! pubblico, perseguiva per lo più studi privi di applicazione.

Globalizzazione e crisi economica, per fortuna, stanno cambiando le cose.

Diana Bracco, vicepresidente di Confindustria per la ricerca e l'innovazione, ha detto: «Le imprese italiane hanno ormai chiara l'importanza dell'innovazione».

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TRANSISTOR LUMINOSI
Un'industria italiana è interessata
a sviluppare questa tecnologia del Cnr.
Che potrebbe rivoluzionare
l'illuminazione domestica

Al tempo stesso i centri di ricerca, in affanno per la mancanza di fondi, cercano nuove fonti di finanziamento.
Sesto Viticoli, direttore del dipartimento progettazione molecolare del CNR, ha rivelato: «Il solo Cnr ottiene una cinquantina di brevetti l'anno, dai cui diritti, sommati alle collaborazioni con l'industria, incassa sui 350 milioni annui. Soldi preziosi per finanziare poi anche lo sviluppo della ricerca di base».



Da lì, per esempio, vengono gli Olet, inventati dal gruppo di Michele Muccini dell'Ismn-Cnr di Bologna.
Sono transistor che emettono luce e possono rivoluzionare l'illuminazione delle case e gli schermi video. In questo caso, per fortuna, un'industria italiana si è già fatta avanti per svilupparli.



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IDROSSIAPATITE
Scoperto il suo ruolo nella formazione dello smalto dei denti.

Anche una maggiore divulgazione di quanto avviene nei laboratori può aiutare i rapporti fra industria e ricerca:
Il professore di chimica Norberto Roveri, dell'Università di Bologna, racconta:
«Dopo trenta anni che studiavamo la struttura dell'osso, il Resto del Carlino ha pubblicato un trafiletto su un nostro studio circa il ruolo dell'idrossiapatite nella formazione dello smalto dei denti. Pochi giorni dopo, l'industriale Paolo Gualandi mi ha contattato per finanziare la ricerca su un dentifricio che utilizzi quel minerale. Due anni di lavoro e nasce il dentifricio che ricostruisce lo smalto dei denti, ora in commercio».

Altri articoli hanno sollecitato l'attenzione dell'azienda alimentare Copaim per l'idea di Paola Lavermicocca, dell'Ispa-Cnr di Puglia...



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VERDURE PROBIOTICHE
Grazie all'articolo di un giornale, l'idea di conservare
le verdure con i batteri dello yogurt
ha suscitato l'interesse dell'industria.

Si tratta di conservare le verdure tramite i batteri degli yogurt, ottenendo così alimenti al tempo stesso buoni e benefici:
«Mi sono dovuta immergere nella realtà produttiva, rendendomi così conto delle mille difficoltà pratiche che incontra ad assorbire le innovazioni: dalla mancanza di personale alla difficoltà di certificazione dei nuovi prodotti. Comunque, nel 2010 le prime verdure probiotiche dovrebbero arrivare sul mercato».



Un'analoga attenzione alle esigenze dell'industria, ed una mente geniale, stanno dietro al più grande successo tecnologico dell'Enea in questi ultimi anni: il progetto Archimede per il solare termodinamico, ideato dal premio Nobel Carlo Rubbia durante i sei anni in cui è stato presidente dell'ente.
Rubbia non solo ebbe l'idea di usare sali fusi con il calore solare, per produrre vapor d'acqua a 550°C, ma spinse anche perché il sistema, il cui primo prototipo, realizzato dall'Enel, entrerà in funzione a Priolo fra pochi mesi, fosse facile da costruire, montare e trasportare.

Così oggi l'industria Angelantoni, che produce i tubi in cui la luce solare fonde i sali, riceve commesse anche dalla Siemens.



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Ma altri faticano e, come spiega Alessandro Soluri, ingegnere biomedico del Cnr, che con la sua Li-Tech, realizza mini gamma-camere, che permettono ai chirurghi di visualizzare l'interno del corpo in sala operatoria:
«È dal 2000 che lavoro per passare dall'idea al prodotto. Da allora mi sono dovuto improvvisare industriale, esperto in finanza, persino piazzista...».
Ora però ha iniziato a vendere le sue mini gamma-camere in mezzo mondo, facendo, almeno in questo caso, recuperare al nostro Paese i soldi investiti nella ricerca.



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EOLO E THOR, ESPERIMENTI RIMASTI NEL MITO



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L'Airpod (ex progetto "Eolo")

L'auto ad aria compressa continua ad avere problemi tecnici e di costi, mentre il «tritarifiuti» ecologico funziona solo su piccola scala.
Curiosamente hanno tutti e due nomi mitologici, e tutti e due mostrano come passare da una tuona idea scientifica all'applicazione industriale sia un processo tutt'altro che facile.
Eolo è una piccola auto ad aria compressa, inventata oltre dieci anni fa dal francese Guy Negre. Sembrava la soluzione per il trasporto: un pieno di aria compressa a 300 atmosfere l'avrebbe dovuta far muovere (anche se molti ne dubitano) per duecento chilometri, a una velocità massima di oltre cento chilometri orari e a costi bassissimi, senza emissioni inquinanti.



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Il trita-rifiuti
Thor

Ma le fabbriche che Negre ha aperto, una delle quali a Fresinone, non hanno prodotto nulla, gli investimenti sono stati sprecati, i lavoratori licenziati e la Eolo è diventata una sorta di «fantasma tecnologico», che periodicamente riappare sui media. Nonostante molti gridino al complotto delle multinazionali dell'auto e del petrolio, probabilmente la Eolo non è mai nata per problemi di costo e tecnici e per prestazioni non all'altezza di quanto promesso.
Thor (Total House Waste Recycling), realizzato da Paolo Plescia, del Cnr di Messina, è invece un sistema per la macinazione ultra spinta di rifiuti indifferenziati che, ridotti in polvere, possono poi essere separati nelle varie componenti con metodi come la centrifugazione.
Thor funziona benissimo, ma su piccola scala, e ogni tentativo di crearne una versione di grandi dimensioni è fallito.



Articolo Originale
di
Alex Saragosa



Edited by filokalos - 16/10/2010, 12:37

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