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Città da visitare nel 2010

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view post Posted on 10/5/2010, 19:20           Quote
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Città da visitare nel 2010

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Ma anche negli anni a venire... :D

Capetown, per incontrare il Finis terrae.
Malmö, che lascia modellare al mare
le architetture più d'avanguardia.
Phnom Pehn, per scoprire che oggi
c'è un'altra Cambogia, sorridente e colta.
Che guarda al futuro



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Nessun afrodisiaco supera per efficacia i viaggi.

In viaggio, liberi da routine e restrizioni di casa, osiamo di più, siamo più disposti a cogliere le occasioni.

Lontani da casa, le persone che incontriamo (residenti o viaggiatori come noi) appaiono sexy, esotici, meno depressi, e questo ci rende a nostra volta sexy, esotici.

Affrancati dal passato, felicemente anonimi, traboccanti di possibilità, come non mai disposti a buttarci in una storia d'amore.

Svantaggi? Mai cercare di riaccendere il rapporto una volta a casa.Non funziona. :no no:

A prescindere da quanto magnificamente vi siate trovati voi e il vostro amore a Rio; da quanto vi siate trovati in sintonia e legati a Parigi; indipendentemente dai ricordi che coltivate di Kuala Lumpur, se cercaste di riallacciare il rapporto a Milano, New York o Londra, o ovunque siate tornati rischiereste di spezzarvi il cuore. :cry:

Perché, dopo aver condiviso intense esperienze di viaggio, i nostri rapporti con persone interessanti conosciute a Cuzco o Tel Aviv devono poi ridursi a impacciate mail e telefonate.

Perché smesso di viaggiare cambia tutto? La risposta sta appunto nei ricordi che si sono condivisi per strada.
Non si può ricominciare un rapporto dove lo si è interrotto, perché quel luogo è distante mille miglia.





Phnom Pehn

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La donna può manovrare le marionette. Prima era un'arte riservata agli uomini.
È un'innovazione di Mann Kosal, uno degli ultimi maestri cambogiani dello SbaekThom, il teatro delle ombre.



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Sottile cambiamento per uno spettacolo magico, messo in scena dalla compagnia Sovanna Phum di Phnom Penh.

Esempio delle metamorfosi di una città che era l’archetipo dell’orrore quando, tra il ’76 e il ’79 i khmer rossi vi materializzarono l’inferno. Da allora Phnom Penh vuol ridiventare la “Parigi dell’Est”.

L’orrore ha anche trasformato Phnom Penh nel santuario delle Ong, le Organizzazioni non governative: l’Ongland, destinazione per cacciatori di nuovi circuiti, si concentra tra rue Sianouk e Mao Tse Tung Boulevard, lungo la bella promenade sul fiume, il Sisowath Quay.



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Negozi di moda e arredamento, Internet cafè: “Smateria” (8 rue 57), aperta da due italiane, presenta borse e accessori d’abbigliamento prodotti con materiali riciclati da donne con handicap; “No Problem Park”, villa coloniale trasformata in spazio culturale, sede del “Salon des Créateurs” (55 rue 178); la Spa “Bliss” (29 rue 240), annessa a un profumato showroom di tessuti; il ristorante Malis (136 Norodom Boulevrd) di cucina neokhmer; il minimalista e panoramico Hotel The Quay.



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In questo tour di contemporaneità, tuttavia, non perdiamo il senso della storia.
Nei chiostri affrescati del Palazzo Reale, nella Pagoda d'Argento con tesori buddisti, nel Museo Nazionale.
Attorno a una corte fiorita di frangipani, raccoglie una straordinaria collezione di statuaria khmer dal VI al XIII secolo.



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Il Palazzo Reale di Phnom Pehn



Per organizzarsi: un'agenzia gestita da italiani, Asco Lotus Cambodia.



Bruxelles
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La Statua dell'Europa

Per Baudelaire era la Capitale delle scimmie, per molti altri è oggi il simbolo stesso della burocrazia e di quanto di più grigio ci si possa attendere da una città.
Bruxelles -sorpresa - non è per nulla grigia né scimmiesca.

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La Cattedrale di Bruxelles


È invece una metropoli terribilmente cosmopolita, ricca economicamente ma economica da vivere, tollerante, aperta e per nulla pretenziosa, senza orari, con una vita notturna curiosa e un'intensa attività culturale.

Capitale dell'Art nouveau e dell'Art déco, intrisa di quel surrealismo ben rappresentato da Magritte (è dell'anno scorso l'inaugurazione del suo Museo), la capitale del Belgio e d'Europa pensa in grande, ha lanciato piani di sviluppo e investe per non essere solo l'Atomium, il Mannekin Pis e la Grand Place.

E in effetti ce n'è un po' per tutti i gusti: esposizioni di alto livello (da seguire il festival Europalia), le stupende serre reali e musei particolari come quello del fumetto e della Gueuze, una birra acida amata da Marx, nella brasserie Cantillon.

La birra è, ben più dei cioccolatini, una delle chiavi della città.

Decine i bar che punteggiano il tessuto urbano, in cui si respirano lingue diverse fino a sfumare nella vita notturna.



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L'Atomium



Qui non mancano mai festival di cinema, teatro, danza e musica. :e vai!:

Alla fine di maggio va in scena la Jazz Marathon, a fine giugno il Couleur café, musica dal mondo nel teatro dell'antica dogana, a ottobre le Nuits Botanique, rock alternativo ed elettronica in un parco botanico.



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Per chi ama i club, il Mirano e il Fuse oppure il Recylcart, una stazione dei treni che nel weekend si trasforma in discoteca e/o in teatro.

Per chi predilige atmosfere più tranquille, la notte va chiusa all'Archiduc, punto di incontro di artisti rimasto fedele a se stesso dagli anni '30.

Per gli amanti dello shopping, negozi di vintage e di disegnatori fiamminghi in centro, il mercato delle pulci a Jeux de Balle e gli antiquari al Sablon.

Infine uno sguardo sulla città dalla spianata del Palazzo di giustizia. Un dato: in dieci anni le presenze turistiche sono aumentate del 76%.

Alla faccia del grigio. :chissene:



Articolo Originale di
Alberto D'Argenzio



Edited by filokalos - 4/8/2011, 18:35

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view post Posted on 18/5/2010, 08:04           Quote
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Malmö

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Era grigio, come tutti i distretti industriali della terra: oggi è completamente verde. Era una città operaia, container e fabbriche affacciate su banchine d'approdo qualunque: oggi è percorso da migliaia di bici al giorno, studenti e giovanissimi che qui hanno università, biblioteche e gli spazi più attrezzati d'Europa per fare skateboard. L'azzurro resta il colore dominante, perché è il mare il protagonista: natura che detta le regole. E si riprende i suoi spazi.



Il mare è anche il modo più veloce per arrivare a Malmò: l'ekostaden, la città ecologica, emblema di un'evoluzione urbanistica da porto avviato a marginalità a modello di sostenibilità che fa scuola in tutto il mondo. Il ponte inaugurato nel 2000, che ha fatto dell'0resund, Danimarca orientale e Svezia del sud, autenticamente un'unica regione, e una grande area metropolitana per centinaia di pendolari che ogni giorno lo attraversano in macchina o in treno, collega Copenhagen alla Svezia in mezz'ora soltanto.



Ad accogliere, nell'area postindustriale del Western Harbour, c'è il Turning Torso (nel sottotitolo... ;) ), il grattacielo avvitato su se stesso, simile a un corpo umano che si snoda verso l'alto per 190 metri, con la firma di Santiago Calatrava.
È lì dal 2005, ma non c'è giorno che ai piedi dei suoi 147 appartamenti e uffici non si ritrovino visitatori ed esperti con gli occhi in su. Curiosi di capire come l'impegno ecologista sia qui architettura e stile di vita.
Il resto è distribuito tra l'ecoquartiere BoOl dove ogni abitazione è esemplare per modo di sfrattare l'acqua, il vento, il sole, e il centro, dove la progettazione più innovativa si sposa a ristoranti, boutique, caffè biologici: questa città da 280 mila abitanti, "solar city" per i suoi spettacolari impianti fotovoltaici, è anche la prima città equo-solidale di Svezia.
Caffè, tè, cioccolata e zucchero serviti nei bar provengono da iniziative Fair trade; Uma Bazaar, vestiti e gioielli da India o Africa, è solo uno degli empori dove tutto è ecologico.
E i ristoranti non sono da meno: da Salt&Brygga, in più, il cibo è rigorosamente bio. Ci si imbatte in oasi di biodiversità a ogni angolo; tetti-giardi-ni botanici sono collegati tra di loro con dei ponti. E un giro al Form, puro design contemporaneo, si trasforma in una sbirciata alle più interessanti avanguardie di creatività verde.







Articolo Originale di
Sabina Minardi

Edited by filokalos - 4/8/2011, 18:38

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view post Posted on 18/5/2010, 17:25           Quote
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Marrakech

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Immagini dell'Hotel
La Mamounia

La città rossa vibra di vivacità, commerciale e culturale. Da tempo hot spot di viaggiatori sofisticati, con la riapertura del mitico La Mamounia è tornata sulle copertine internazionali.

Il restauro dell'hotel amato da Churchill, curato da Jacques Garcia, ne rispetta il fascino esotico ma introduce potenti elementi di prospettiva e comfort. Spettacolare la sistemazione del giardino di ulivi e aranci, che accoglie anche l'orto cui attinge Don Alfonso laccar ino per il ristorante aperto al Mamounia (gli altri: Le Marocain, Le Français e Le Pavillon de la Piscine).

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Fuori, la città offre lo spettacolo affascinante di piazza Jemaa El Fna e del souk.

Indirizzi di shopping di puro "Marrakitsch", stile neo-marocchino:
- Abkar delights e il minuscolo Beldi, a Place Bab Fteuh.

Da visitare:
- la Medersa Ban Youssef, antica scuola coranica;
- il Théâtre Royal: bello e incompiuto, come la città che si disfa e reinventa di continuo.

Ma non fermatevi alla città vecchia: c'è Guéliz, il Jardin Majorelle, ial Café de la Poste o il Café du Livre, per curiosare tra libri e riviste a disposizione.

E se trovate "Diptyk-l'art vue du Maroc", mettetevi comodi.

Acquistate olio d'argan da Naturelle in rue Sourya.



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La piazza Jemaa El Fna



Charme a prezzi ragionevoli? Il Dar Darma, riad nel cuore della Medina, restaurato con cura per mantenere il fascino della struttura del 18mo secolo, hammam.
Vicino, uno dei ristoranti più cool della città, Foundouk: ordinate tagine e p astilla, guardate la gente chiacchierare a lume di candela, assaporate il momento.





Articolo Originale di
Daniela Minerva



Edited by filokalos - 4/8/2011, 18:46

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view post Posted on 18/5/2010, 19:24           Quote
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Doha
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Non vuole "imitare" la vicina Dubai, anzi. A Doha gli investimenti continuano a crescere. Il migliore esempio è il NDIA, New Doha International Airport, hub di Qatar Airways, che aprirà al pubblico nel 2015.



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Si lavora 24 ore al giorno per completare questo colosso dell'architettura dell'aviazione civile, progettato per accogliere i grandi Airbus 380 e un flusso di 50 milioni di passeggeri l'anno. Una volta arrivati a Doha, la visita può partire dal Museo di Arte islamica, capolavoro firmato dall'architetto cinese Ming Pei, dove sono esposti pezzi rari del patrimonio musulmano provenienti da diverse epoche e continenti.



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Qatar Science and Technology Park



C'è poi la nuova ala del Qatar Science and Technology Park, centro all'avanguardia nei settori della biomedicina, delle telecomunicazioni, della ricerca spaziale. Dalla sabbia del deserto è nata anche l'Education City, una città universitaria con sedi dei maggiori atenei di tutto il mondo, come la Georgetown e la Cornell University.



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Carnegie Mellon University (Education City)



Il Qatar è anche "casa" della televisione satellitare Al Jazeera, che dal '96 ha cambiato il modo di fare informazione nel mondo arabo. Ogni giorno, in compagnia dei giornalisti, partono tour per visitare gli studi. Dietro a questi progetti ambiziosi c'è una donna, Mozah bint Nasser Al-Missned. È una delle mogli dello sceicco Hamad bin Khalifa Al-Thani, una first lady inserita dalla rivista "Forbes" tra le cento donne più influenti del pianeta, che desidera trasformare il Paese in un luogo dove cultura e istruzione vadano di pari passo con business e turismo.



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Mozah bint Nasser Al-Missned



Tra i nuovi ritrovi, il centro sportivo del Four Seasons ;

- la Crystal Lounge dello Starwood Hotel;

- la Spa Six Senses dello Sharq Village, bellissimo albergo che ricorda lo stile di un villaggio arabo.

Alla sera il Souk Waquif, il centro storico perfettamente restaurato, si anima con musica, dehor, ristoranti e locali aperti fino a notte fonda.


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Il Souk Waquif



Edited by filokalos - 4/8/2011, 18:52

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Cape Town

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Sì, c'è una Capetown glamour.
Scintilla sul Victoria & Alfred Waterfront, ricostruito con legni bellissimi e interessanti di design sudafricano e antiquariato marinaro. Bighellona nella parte alta di Long Street, dove s'incontrano yuppies sudafricani che s'inventano happy hour come nelle fiction che vengono dall'altro emisfero.



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Victoria & Alfred Waterfront



Si pavoneggia attorno al nuovo Green Point Stadium, che ha ospitato i Mondiali di calcio nel giugno 2010, moderno e spettacolare. Ma questa non è la Capetown del cuore. Quella si trova sul mare. In due direzioni.



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Il Green Point Stadium in costruzione



Proprio dal Waterfront parte il traghetto della memoria. Non c'è Capetown senza quella nave che si lascia il Mall alle spalle diretta verso il mito della nascente nazione sudafricana.
Robben Island è invasa dai conigli, e non c'è dubbio che meriti una gita in torpedone nei luoghi della prigionia di Mandela. È indimenticabile, imperdibile. Una passeggiata nella memoria costruita per I celebrare, senza zavorre puriste, la storia che i sudafricani vogliono ricordare. Col vento che spazza l'isola. Sarà propaganda, saremo anche anime semplici, ma lì sembra il vento della libertà.



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Robben Island



Un vento crudele e implacabile è, invece, quello che infuria attorno al promontorio del Capo. Pochi chilometri oltre la Table Mountain che separa la bella città bianca dalle township nere dei lavoratori, si prende la via del Cape of Good Hope Nature Reserve. E ogni ricordo della presenza umana svanisce.



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Cape of Good Hope Nature Reserve



Il Capo di Buona Speranza è una minuscola protuberanza rocciosa che fa da spartiacque tra due forze spaventose, l'Atlantico e l'Indiano. Provate a dimenticarvi lo stadio e Robben Island, infilatevi la più resistente delle giacche a vento e sedetevi lì, sulle rocce del Capo. Dando le spalle ai coreani che si fotografano davanti al cartello che celebra il luogo.



Mettetevi a sedere e aspettate, che il vento vi riempia le orecchie, la bruma impregni le articolazioni, il mondo si allontani. Ai piedi della scogliera conquistano terreno popolazioni di alghe come mostri tentacolari, brune, grosse, bitorzolute. Emanano un odore indimenticabile. Si mischia col profumo degli oceani. Perché è loro che siamo venuti a incontrare. Ma la potenza delle acque è tale che per non finirne storditi cincischiamo con le alghe, il vento. Serve tempo per incontrare il Finis terrae. Non abbiate fretta.



Articolo Originale di
Daniela Minerva



Edited by filokalos - 4/8/2011, 18:58

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