I paesi della Terra si riuniscono a Copenaghen dal 7 al 18 dicembre per elaborare un accordo ONU sui cambiamenti climatici, che nel 2013 sostituirà il protocollo di Kyoto. Il tempo stringe.
'Unione europea vuole raggiungere un'intesa sugli elementi chiave di un trattato ambizioso, globale e completo in grado contenere il riscaldamento del pianeta, evitando che superi la pericolosa soglia di 2ºC.
La capitale danese, però, non rinuncia all'occasione di mostrarsi al mondo come ecometropoli: citta dei bambini, città dei ciclisti, città della cultura e del cibo 'bio'.
La capitale danese, sede del summit dell'Onu sul clima, si presenta al mondo. Ed è davvero 'ecometropoli'.
C'è un solo vertice sul clima che conta: il summit della gente... Bruciate le speranze politiche sulla quindicesima Climate Change Conference delle Nazioni Unite, l'avanguardia verde che si è data appuntamento a Copenhagen per l'incontro parallelo Klimaforum09, sceglie di non accantonare l'entusiasmo.E di tirare dritto per la sua strada.

Kristine Holten-Anderson
Del resto, Kristine Holten-Anderson, l'architetto neppure trentenne che è riuscita a mettere insieme attivisti, scienziati, artisti, 6 mila persone inclusi Naomi Klein e Vandana Shiva, lo ripete da giorni: "Sarebbe molto imbarazzante per i leader uscire dalla Cop 15 senza impegni specifici, mentre la gente comune, nella stessa città, ha escogitato soluzioni concrete".
Insomma, con le temperature sotto lo zero i danesi hanno confidenza. E non sarà il raggelante annuncio di ridimensionare la Cop 15 a rovinare la festa. Anzi, se per gli altri il vertice sarà l'ennesimo punto di partenza, la città è decisa a dimostrare dove, nel frattempo e con le sue forze, è arrivata. Che la città del futuro esiste già: qui, sin d'ora. Welcome a Copenhagen. Non sarà la città più felice del mondo, come l'Ocse e l'Università di Leicester si ostinano a ripetere.

Di certo scoppia di salute. E di orgoglio: il sogno d'imporsi come la capitale ambientale d'Europa è a un soffio. E per raggiungerlo, la città alza la posta: negli ultimi dieci anni ha ridotto le emissioni inquinanti del 25 per cento, oggi le taglia di un altro 20 rispetto al 2005. E fissa un traguardo che lascia indietro il resto del mondo: diventerà "carbon neutral" entro il 2025. Sarà, cioè, a emissioni zero. Lo promette "The city of Copenhagen", la città e i suoi abitanti - 500 mila nel comune, un milione e 200 mila includendo l'area metropolitana - che emblematicamente firmano "Eco-Metropolis", ambizioso progetto lanciato nel 2007: nessuno a reclamarne la paternità, perché se risultati ci sono è merito di tutti. Nemico numero uno: le emissioni di anidride carbonica.
L'impegno anti-CO2 è un mantra, un'ossessione, una moda e un passepartout. Che ti accoglie sul volo Sas, ti dà il benvenuto all'aeroporto di Kastrup. Non ti molla più: dai taxi agli autobus (elettrici o alimentati da biogas), dai negozi ai ristoranti, adesivi ovunque, a dichiarare l'impegno ambientalista. Il più ambito è il fregio di "Green Businesses".

Come la maggior parte degli alberghi: dal Danhostel, low cost in centro-città, al Nimb, il più caro di tutti, 13 camere sui giardini di Tivoli consacrate da Travel & Leisure nella Hot List 2009; dalla catena Brochner a impatto zero, al nuovissimo Crown Plaza, aria condizionata alimentata da acqua del mare.

Il Balkonen Restaurant e i giardini Tivoli
La città che sta combattendo una battaglia tecnologica per ridurre il rumore (contro quello del traffico è stato adottato un nuovo sistema di asfalto); la capitale che scoraggia l'uso della macchina con tassazioni altissime; il porto dei mercanti, con l'acqua limpida come non è mai stata prima, che include nel suo skyline con la Sirenetta un termovalorizzatore da 560 mila tonnellate di rifiuti all'anno a due chilometri dal centro, ha un intento esibizionistico dichiarato. "Copenhagenize", lo chiamano scherzando: "copenaghenizzare" le altre capitali.

La città che per prima ha pedonalizzato il suo centro, lo Stroget nel 1962, può pretenderlo. "Vogliamo essere un modello a 360 gradi", spiega Hans Christian Christiansen, esperto ambientale in prima linea nel progetto Eco-Metropolis, negli uffici del Dipartimento Ambiente su Kalvebod Brygge, dalle cui vetrate Islands Brygge, il quartiere più coinvolto dalla riqualificazione urbanistica, sembra un frenetico cantiere col countdown puntato a dicembre. Ed inoltre dice:"Vogliamo diventare la migliore città al mondo per i ciclisti. Abbiamo una rete di piste ciclabili lunga 450 chilometri e un terzo dei cittadini va a lavoro in bici. Arriveremo alla metà e aumenteremo la sicurezza".

Una tipica immagine della popolazione di Copenhagen ...
Maibritt IversenL'impatto della bici è attualmente stimato in 80 mila tonnellate di CO2 in meno.
Già oggi la quasi totalità delle abitazioni è in grado di ottenere energia elettrica e termica dalla combustione dei rifiuti. Il 90% dei cittadini può avere un parco entro 15 minuti a piedi.
Altri ne sorgeranno per bambini.
Che qui stanno meglio che altrove. E sorprendono per sensibilità ambientale: separano i rifiuti, producono il compost come il più normale dei gesti da postconsumo.
Maibritt Iversen, che dirige l'asilo pubblico Stenurten, modello di ecocostruzione dice:
"E pensare che ci siamo ispirati alle vostre scuole di Reggio Emilia, con pannelli solari, arredi naturali, plastica bandita dai giocattoli. Il cibo è biologico. Come del resto quasi ovunque. Il traguardo è un consumo del 90% entro il 2015."

Il prezzo non è più alto dei prodotti ai pesticidi: tanto vale consumare naturale, predica Egefeld, biosupermercato a Frederiksberg. Caffè e biodelicatessen verdi non si contano: da Cap Horn, a Nyhavn, terra di pionieri del movimento bio, a Norrebro Bryghus, a Ryesgade, che produce birra CO2 neutral. Anche i cani hanno la loro meta bio, e non è uno scherzo: da Astrid och aporna. Biologici sono i parrucchieri di Zenz. Persino il design, nella patria del minimalismo estremo, imita la natura: come nelle creazioni di Menu e Muuto da Illums Bolighus.

Alcune creazioni firmate Menu & Muuto

Ellen Marie Vestager
Ellen Marie Vestager, del Dipartimento di Statistica dell'ente Wonderful Copenhagen dice : "C'è una consapevolezza condivisa. Il Comune mette a disposizione un consulente gratis per pianificare in chiave sostenibile la tua casa. Nessuno ha l'impressione che sia un'imposizione".
Sistemi di consultazione via sms e uffici preposti a raccogliere le lamentele compongono un modo di governare all'insegna della partecipazione.
Come in casa: proprietà è, spesso, la quota di uno stabile dove la gestione è comune.
Si ricicla, si controlla l'uso d'acqua, la biodiversità è ospitata in giardino.
Risultato: fiducia nelle istituzioni. Ed euforia: palpabile, contagiosa.
La città è invasa dalle mostre.
La più prestigiosa si chiama "Re-think", è un invito rivolto da artisti come Olafur Eliasson, che qui è uno di famiglia.
L'obiettivo è somigliare allo Smithfield di Londra o al quartiere cult di New York, i segnali sono promettenti, ma il risultato è imprevedibile: da PatéPaté, Karriere, Jolene.
Chi di sicuro vola già alto è Fiskebar, di Anders Selmer, uno che ha lavorato con René Redzepi del Noma, il più celebrato indirizzo in città e al top nel mondo.
Da quando ha aperto è uno dei più frequentati.
"Quello che ognuno di noi può fare è moltissimo. Ri-usare il calore in cucina per riscaldare il locale. Impiegare vernici ecologiche, sedie riciclate, luci a basso consumo. Non per farmi pubblicità, ma per ridurre la mia impronta ecologica. Modernità è cogliere queste sfide".