
Di regola agli attori di Hollywood (e non solo) piace sottolineare quanto siano terribilmente impegnati e quanto sia deleterio, per la qualità della loro vita, aver così poco tempo a disposizione.
Emily Blunt, 26 anni portati con serenità, gioia e bellezza, dice invece che lei a lavorare si diverte. 
Stakanovista del grande schermo: in questi mesi tra gli States e Gran Bretagna sono uscite tre pellicole con lei come protagonista; un altro film sarà in sala entro la fine dell’anno, altri due sono in lavorazione, e di altri due ancora si vocifera la sua partecipazione.
Insomma, tutti la vogliono. 
Lei, con candore commenta: «Non che non abbia niente da fare. Ma siamo onesti, questo lavoro è un lusso. Ti permette di avere tanto tempo a disposizione. Sfido qualunque collega a negare che questo aspetto sia uno dei più attraenti del nostro mestiere».
Sarà vero, ma al momento la londinese Emily Blunt è una delle attrici più lanciate.
Ha recitato nella deliziosa commedia agrodolce “Sunshine Cleaning” al fianco dell’altra giovane promessa Amy Adams.
Ma, soprattutto, è la protagonista del dramma storicobiografico “The Young Victoria” del francese Jean-Marc Vallé (per la sceneggiatura di Julian Fellowes, Oscar per “Gosford Park”), che ripercorre i primi anni del regno della regina Vittoria, la monarca più rappresentata nel teatro e nel cinema britannici.


Vittoria nell’interpretazione della Blunt diventa una giovane sovrana dall’insolita vitalità, quasi come la austroungarica Sissi, interpretata dall’indimenticabile Romy Schneider.
Blunt racconta di essere diventata attrice per caso.
A 16 anni la madre insegnante e il padre avvocato la iscrivono nella scuola Hurtwood House, indirizzo esclusivo per i rampolli della Londra bene. È li che comincia, quasi per scherzo, a frequentare i corsi di recitazione.
La sua insegnante si accorge di lei.
Il resto è il copione di una commedia hollywoodiana: un agente la vede sul palcoscenico della scuola e le procura i primi due ingaggi.
Ruoli niente male per una principiante: una parte in un “Enrico VIII” in scena nel West End e una nella serie televisiva “Foyle’s War”.
Sono drammoni storici nel solco della tradizione, very English.
E sarebbe potuto andare avanti così se lei stessa non si fosse data da fare per crearsi una nicchia più divertente: quella della ragazza
cattiva e affascinante.
La prima prova in quella veste l’ha data nel 2004, nel pluripremiato dramma adolescenziale di Pawel Pawlikowsky “My Summer of Love”, dove recita nel ruolo dell’altoborghese Tamsin che, per noia più che per passione, inizia un affaire gravido di conseguenze con una ragazza figlia di operai.


Già un ruolo così basta a scolpire nella memoria degli spettatori l’idea della “cattiva dal volto d’angelo”.
Tanto che subito dopo è una pioggia di offerte per interpretare quel tipo di personaggio.
Da “Il Diavolo veste Prada”, alla piagnucolosa e scostante insegnante nel “Club di Jane Austen”.
«Amo i caratteri che non siano lineari e prevedibili. Caratteri che riflettano la natura umana», dice Emily.
Qualcuno tra i critici si azzarda a dire che Emily Blunt è la vera, ideale erede di Meryl Streep, attualmente la numero uno del cinema.
La Streep non lo nega, anzi ha confidato che mai nella sua carriera le era capitato di lavorare con un’attrice giovane così brava.
E la Blunt ricambia e racconta che, grazie al riconoscimento della Streep, «mi sono ritrovata tutte le porte aperte. Hanno cominciato a chiamarmi agenti e registi».

Dalle mise glamour della segretaria di redazione fashion nel “Diavolo veste Prada”, ai dolorosissimi corsetti utilizzati per il suo nuovo film in costume, Emily Blunt dimostra la versatilità di chi davvero vuole raggiungere rapidamente l’apice della carriera.
Ma non per questo rinuncia alla critica.
Racconta: «Quei dannati corsetti è impossibile portarli. Ti tolgono il respiro. Ma non c’era modo di far cambiare idea alla costumista e allentarli un poco».
E riflette: «Quella dell’epoca vittoriana era una moda disumana.
E non mi piace questa ossessione per i guanti che avevano le donne dell’epoca.
Il tatto ce l’abbiamo apposta per sentirle le cose.
O no? Eppure sul set venivo continuamente ripresa se dimenticavo di indossarli».

Al suo fianco nel ruolo del principe Alberto c’è il giovane e talentuoso Rupert Friend, già accanto a Keira Knightley in “Orgoglio e pregiudizio” e nella vita.
Il cast di questa produzione è ricco di presenze strane: Martin Scorsese e Sarah Ferguson, la duchessa di York, recitano una piccola parte e sono anche coproduttori della pellicola. E la principessa Beatrice, la figlia della Ferguson, fa un’apparizione nell’avvincente scena dell’incoronazione della regina.
«Fare amicizia con Beatrice è stata la sorpresa più piacevole di queste faticosissime riprese», confida la Blunt.

Emily Blunt in compagnia del suo
famoso fidanzato: il cantante Michael Bublè!
Riprese girate in vari luoghi del Regno Unito e che sono costate una cifra record per una pellicola inglese.
Una responsabilità in più per la Blunt. 
«Ci sono state scene di panico. Le costumiste erano ossessionate dalla mia parrucca. A ogni pausa mi asfissiavano con una nuvola di lacca. A un certo punto Scorsese si è messo a urlare perché la lacca stava andando a finire su un Van Dyke originale posato sullo sfondo».
In passato, due mostri sacri come Judi Dench e Cate Blanchett avevano dato il volto alle regine Vittoria e Elisabetta, in ruoli che hanno fatto vincere a entrambe premi prestigiosi.
Cosa si aspetta Emily Blunt dalla sua Queen Victoria? Risponde: «Preferisco restare con i piedi per terra».
La bambina Emily non sognava mai regine? «No, ero una bambina che in più odiava il colore rosa e non fantasticava su matrimoni e principi azzurri».
Intanto alla fine dell’anno la vedremo con Benicio del Toro in “The Wolf Man” di Joe Johnston, poi come la principessa del regno di Lilliput nei “Viaggi di Gulliver” di Rob Letterman.

Emily Blunt in una scena di “The Wolf Man”
Poi ancora in “The Girl” di David Riker. Emily riflette: «Mi piace lavorare. Spero solo di non dover rinunciare alle mie vacanze». 