Uno dei luoghi comuni più duri a morire è che i vini bianchi si debbano bere solo giovanissimi.
Ne sono convinti i consumatori, e i produttori li assecondano (prima il vino esce dalla cantina, prima incassano).
In realtà sono molti i bianchi che “crescono” in bottiglia.
E questo non vale solo per i grandi Chardonnay di Borgogna, per eccellenza il vitigno che dà vini longevi, ma anche per altri vitigni, anche italiani, considerati meno nobili.

Uno di questi è il Trebbiano di Lugana, dal quale sono appunto ricavati ottimi bianchi, piacevoli da giovani ma dai più ritenuti inadatti a migliorarsi nel tempo.
La famiglia Dal Cero, che a Ca’ dei Frati di Sirmione sul Garda produce Lugana di qualità superiore, da qualche anno accantona a ogni vendemmia un piccolo stock di bottiglie, le cura, le fa “maturare”.
Il più remoto documento che sancisce l'apprezzamento per la qualità dei vini della Lugana è riportato nella prima edizione del "De Naturali Vinorum" di Andrea Bacci, medico ricercatore che godeva della fiducia di Papa Sisto V, dove scriveva che: "tra Peschiera e Desenzano si producono squisiti Trebulani e una specie di vino di Candia dorato e spumeggiante".

Da sinistra, i vini sono rispettivamente:
Brolettino (Lugana) § Cuvée dei Frati § I Frati Riviera del Garda Bresciano § Pratto Benaco Bresciano
E così scopriamo che nel centro di questa zona, sulle sponde meridionali del Lago di Garda, esisteva una dipendenza di un convento di Carmelitani, devoti a Santa Maria del Carmine, che intrapresero l'allevamento della pianta di vite per sopperire al fabbisogno della Santa Messa e della loro Comunità. In un successivo documento del 1782, un censimento di beni, compare la prima definizione di una casa con "più corpi terranei detta il luogo dei frati", origine dell'odierna Cà dei Frati.
Era il 1939 quando il bisnonno Domenico e suo figlio Felice, si trasferirono da Montecchia di Crosara, nel veronese, a Sirmione, lasciando una generica attività agricola per iniziarne una specifica da viticoltori.
Dopo trent'anni, il figlio di Felice, Pietro Dal Cero, riesce a produrre ed imbottigliare per intero la produzione con il nome Cà dei Frati; è nata l'azienda che oggi papà Pietro, mamma Santina e figli Igino, Gian Franco e Anna Maria conducono.
Quest’anno insieme al Lugana 2008 ha messo sul mercato una certa quantità di bottiglie del 2003.
E la stessa cosa avverrà negli anni prossimi.
Le bottiglie sono andate a ruba, nonostante il prezzo di 30 euro contro i 9 euro del 2008: la complessità e l’eleganza che il vino ha acquisito hanno dato ragione ai Dal Cero, e nella stessa direzione già stanno lavorando altri produttori della zona.