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| I pensieri vagavano nel passato...

Dal romanzo "Esistenze sospese" di Manuela Buzzerra
«La vita va vissuta totalmente, non si può stare in sospeso, in attesa che ci capiti qualcosa: quel qualcosa dipende anche da noi. Le vite sospese non hanno senso, è come non fossero mai esistite»

Ero al mare con degli amici. La giornata era calda, ma c’era molto vento. Il sole picchiava forte ed era impossibile tenere chiusi gli ombrelloni, ma allo stesso tempo era pericoloso tenerli aperti. Infatti mi ritrovai improvvisamente a rincorrere il mio che volava sulla spiaggia, spinto dal vento.
Lo raggiunsi, ma era ormai troppo tardi, perché aveva già colpito in pieno la sua vittima che con una mano in testa mi guardava severo e con l’altra mi porgeva l’ombrellone che gli era finito addosso.
Era la prima volta che vedevo Giorgio.

La mia reazione fu un misto di ilarità e preoccupazione. «Oh, mio Dio, scusami, ti sei fatto male?». «Sarebbe meglio dare ascolto agli annunci dei bagnini quando, come qualche minuto fa, pregano i bagnanti di chiudere gli ombrelloni».
«Lo so, lo so, ma… ma… fa troppo caldo e non volevo rischiare di prendere un’insolazione…» dissi impacciata, ma anche un po’ divertita, vedendo che mentre parlava aveva ancora la mano sulla testa.
Giorgio mi guardò capendo che non ero del tutto seria e iniziando a barcollare fu lui a prendersi gioco di me.

«Sai… credo di non sentirmi tanto bene». «Oh, porca miseria! Cos’hai?». Lasciai cadere l’ombrellone, oramai chiuso, per terra e mi avvicinai a lui per sorreggerlo. Subito mi mise il suo braccio sulle spalle e avvicinò il suo viso al mio bisbigliandomi nell’orecchio: «se mi dici come ti chiami e mi accompagni a bere qualcosa starò di certo meglio».

Mi era ormai chiaro che mi stava prendendo in giro e d’istinto mi allontanai da lui con un tale impeto che cademmo entrambi sulla sabbia. A quel punto lui esclamò: «Ma vuoi proprio uccidermi?». Scoppiammo a ridere divertiti e una volta in piedi ci presentammo e andammo a bere qualcosa al bar. Da quel giorno non ci lasciammo più.

Mentre i pensieri vagavano nel passato, la mia testa era sempre più adagiata sul finestrino e i capelli creavano un vortice inestricabile, schiacciati dalla pressione del capo. 
 Manuela Buzzerra nasce a Brindisi il 12 aprile del 1976. Subito dopo aver conseguito il diploma in Ragioneria inizia il suo percorso universitario; nel frattempo lavora nel mondo del turismo.
Laureatasi in Lingue e Letterature straniere, mostra il proprio amore per le parole e la letteratura, seguendo corsi di scrittura e partecipando a numerosi concorsi di poesia.
Ottiene dei riconoscimenti con due delle sue liriche (La mia vita; Non ci sei e già ti amo), aggiudicandosi il diritto alla pubblicazione di tali opere in due volumi de I fili del discorso (edizioni Il Filo).
Il quotidiano rapporto col pubblico stimola nell’autrice la curiosità nei confronti della vita della gente a tal punto da indagare nei sentimenti e nella mente umana partendo dal proprio intimo fino ad arrivare a quello altrui.
Ciò l’aiuta a scrivere storie che in apparenza narrano la vita e le problematiche quotidiane, viste però da un altro punto di vista, da un’ottica più profonda, che mette da parte la banalizzazione della normalità, evidenziando invece il lato romantico e speciale che è presente in ogni storia d’amore e nell’esistenza umana.  Esistenze sospese (pp. 84, € 12,00) di Manuela Buzzerra, tredicesima uscita della collana di narrativa La scacchiera di Babele, della inEdition editrice/Collane di LucidaMente.
Il romanzo, incentrato su un “io narrante” femminile – Giulia, donna passionale e coraggiosa nelle proprie scelte –, si dipana avvincendo il lettore a causa delle “zone d’ombra” che avvolgono vari personaggi della vicenda narrata.
In tal modo, si viene a “scoprire” che la realtà contiene spesso molte sfaccettature e segreti, non sempre percepibili a prima vista: inquietudini, incertezze, ondulazioni dello spirito, richiami ipnotici, in un affascinante vortice di sentimenti. |
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