Carlos Ferrater ha progettato e costruito per suo fratello José Manuel una variante sofisticata della cultura architettonica moderna, a 200 chilometri a sud-ovest di Barcellona.
La costa dell'Alcanar è stata punteggiata da esempi della cultura moderna fin dagli anni '30 e in particolare negli anni '60.
Dalle ville di Luis Sert alla Ugalde House del '52 di Coderch.
In questo caso Ferrater, usando muri pieni contrapposti, ha costruito uno spazio inclusivo e che rivela all'interno un'articolazione semplice ed elegante.
Dalla piscina si osserva un percorso che non ammette intrusione dall'interno all'esterno.

I due corpi che marcano questa stretta connessione sono da un lato riconoscibili da un brisoleil che alleggerisce le masse e dall'altro un taglio deciso nel volume che individua il living con il suo arredo esotico e minimalista.

La villa (a cui Ferrater ha imposto il nome di "Casa per un fotografo 2") è chiusa da un muro che la protegge.

Chiusa anche per tre lati e aperta verso il mare dove è piantata una pìccola coltivazione dì palme.
All'interno, l'arredo è costituito da divani, poltrone africane o da sculture e oggetti asiatici.

La complessità apparente dell'edificio è evidenziata dalla organizzazione di tre volumi costruiti intorno a un piccolo chiostro centrale.

Il primo volume è rappresentato dalla camera da letto, il secondo dal soggiorno e dalla cucina, e il terzo dallo studio per la pittura.

Carlos Ferrater ha poi organizzato l'esterno ricorrendo in larga parte agli esempi della migliore tradizione dell'architettura spagnola vernacolare.

Dalla dialettica prodotta da queste due scritture si afferma una sintesi di un'edilizia domestica intelligente e che mette d'accordo la rude semplicità dell'esterno con gli interni che hanno il pavimento "veneziano", le pareti dì ceramica vibrante e i soffitti che ricordano le semplici coperture delle case dì campagna.